Gianni Lepre: Commercio e artigianato, i pilastri da salvaguardare

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NAPOLI – Al momento commercio e artigianato sono i comparti che più stanno risentendo dello status quo che, avendo caratteristiche da pandemia sanitaria nazionale, dovrebbe essere preso per mano dal governo centrale capendo e attuando modalità di sostentamento che ne garantiscano la sopravvivenza. Su questo abbiamo incontrato l’economista Gianni Lepre, esperto del settore artigiano ed opinionista economico del TG2 Rai. A lui abbiamo chiesto di tracciare un bilancio della situazione, e contestualmente cercare anche un modo per venirne fuori. Di seguito l’integrale di quello che ci ha detto:

“Commercio e artigianato sono spesso etichettati come microimpresa in sensi diminutivo, per non dire dispregiativo. Esse costruiscono una grande parte del patrimonio produttivo di questo Paese, soprattutto del Sud. Le misure governative assunte per contrastare l’emergenza economica determinata dal Coronavirus non possono trascurare questo dato di fatto. E’ chiaro che in questo momento la priorità è la salute pubblica, ma è altrettanto doveroso e responsabile adottare tutti i provvedimenti necessari per impedire il tracollo economico, alla luce degli enormi danni indotti dal blocco della produzione e dal forte rallentamento dei consumi. Ad un periodo di ‘magra’ dovuta ad eventi incontrollabili, deve necessariamente corrispondere un apertura significativa da parte dello Stato in merito a  detassazione e decontribuzione temporanea totale; moratoria per pagamento di rate, mutui e fornitori; detassazione dei fitti con l’obbligo di decurtare dal canone di locazione l’importo relativo; annullamento degli interessi bancari. Sono disposizioni minime ed urgenti per venire incontro a quella che si è rivelata pandemia economica prima che sanitaria, stando ai dati. In alcuni casi, ed in maniera particolare nel Mezzogiorno del Paese che già paga il gap storico ed economico, sarebbe prioritario che lo Stato si faccia carico del costo del lavoro nelle tante e preziose attività produttive locali di cui tante storiche e d’eccellenza. Sarebbe in sostanza una sorta di cassa integrazione in deroga istituzionale estesa a segmenti vitali del nostro made in Italy, che altrimenti rischiano di sparire o quanto meno di subire un forte ridimensionamento e depauperamento. Occorre,  dunque ampliare l’orizzonte dell’intervento finora prospettato. Utilizzando le disponibilità finanziarie molto significative assicurate dal governo con il consenso dell’Unione europea, le modalità per il loro impiego devono essere più articolate in modo da garantire equità e bilanciamento dei trattamenti nella geolocalizzazione delle risorse da affidare. Ben venga anche l’accesso al credito agevolato e immediato per le Pmi con il Fondo Centrale di Garanzia. Si assicuri pure un pacchetto mirato di azioni a sostegno del turismo, dei comparti alberghiero e immobiliare. Ma si abbia riguardo per le specificità dell’artigianato e delle imprese di minore dimensione. Possiamo tranquillamente uscire da questa ennesima crisi che sta inginocchiando l’economia tricolore, ma è indispensabile non lasciare indietro nessuno”.

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