Decreto Cura Italia: Gianni Lepre, ripartire dal Mezzogiorno con una terapia choc

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NAPOLI – Gianni Lepre-Economista “-Non cura Italia ma -Cura Italia choc- “Siamo in piena pandemia, anche economica ed i 25 mld stanziati dal governo sono soltanto un palliativo. Le misure governative assunte per contrastare l’emergenza economica determinata dal Coronavirus sono assolutamente insufficienti. E’ chiaro che in questo momento la priorità è la salute pubblica, ma è altrettanto doveroso e responsabile adottare tutti i provvedimenti necessari per impedire il tracollo economico, visto gli enormi danni causati dal blocco della produzione e dal forte rallentamento dei consumi. C’è bisogno di un vero e proprio intervento choc con un occhio particolare per famiglie ed imprese. Un intervento coraggioso che abbatta, in primis, tutte le barriere burocratiche e che consenta, non di limitare i danni, ma di riavviare veramente l’economia italica. Alta  fiscalità, cuneo fiscale che contribuisce ad assottigliare le buste paga dei lavoratori e pensioni, costo del lavoro con una contribuzione che difficilmente ha pari negli altri paesi, anche della stessa Europa, anzi nei paesi che ricevono il nostro contributo subiamo la concorrenza sleale del costo del lavoro, perché ricordiamo che l’Italia, nel settennato da’ quasi cinque volte in più di quanto riceve, questo anche per la nostra incapacità istituzionale a sfruttare i fondi europei. Bisogna imparare a combattere la contraffazione ed infondere una maggiore percezione di sicurezza per invogliare tutti a spendere ed investire. Bisogna allargare le maglie dei controlli fiscali sui  piccoli e concentrarsi sulla lotta alla grande evasione, alla delinquenza e come detto alla contraffazione, tutte queste cose costano a noi tutti e quindi allo stato oltre 100 mld.
Mai come oggi, bisogna consentire agli italiani di tirare fuori il tesoro in contanti conservati sotto le mattonelle o nelle cassette di sicurezza. Uno choc economico da 150/200 mld che potrebbe far ripartire immediatamente il paese, ovviamente con l’obbligo, però, di investirli in acquisti di cose, immobili o aperture di imprese con conseguente creazione di nuovo lavoro o anche titoli di stato o euro bond.  Il Mezzogiorno del paese che già paga il gap storico ed economico con il Nord ed il Centro, ha bisogno di una cura ancora più scioccante.  Al Sud c’è bisogno di fiscalità di vantaggio ed ulteriori sgravi contributivi. Anche accedere al credito è più difficile e costa di più, lo stato deve imporre agli istituti di credito delle regole che valgano ovunque e non secondo la collocazione geografica. Poi lo stato deve fare la sua parte investendo direttamente e prioritariamente nelle infrastrutture al meridione, perché il popolo del Sud, lavoratori, famiglie, imprese hanno non solo  gli stessi doveri, ma anche gli stessi diritti di tutti gli italiani e gli imprenditori devono avere le stesse potenzialità in tutto il paese e non essere penalizzati da treni che impiegano più del doppio del tempo o da trasporti su gomma su strade fatiscenti. Si può uscire da questa ennesima crisi che sta inginocchiando l’economia tricolore, ma è indispensabile non lasciare indietro il Sud e usare interventi CHOC.

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