Napoli: Il Coronavirus spezza anche il business dei Trans e monta una furiosa protesta

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NAPOLI – Al tempo del coronavirus esistono gli ‘smartworker’, obbligati da casa a lavorare in remoto, e le ‘roadsexworker‘, che alemeno nelle intenzioni, vorrebbero lavorare, ma visti i tempi di magra devono accontentarsi scendendo in piazza a protestare contro la mancanza di ‘volatili in giro’. Singolare la forma di protesta dei Transgender napoletani che oltre alla rabbia di non poter esercitare, da un po si è aggiunta anche, a dir loro, la fame. Il sesso al tempo del Covid-19 è sempre più domestico, celato tra le mura di casa e sotto lenzuola ben note. Questa sitazione emergenziale ha fatto letteralmente infuriare la categoria cosiddetta ‘stradale’ che si è dette sull’orlo del baratro di una povertà estrema». Dicono: “meglio morire di malattia, che come i topi, che di fame. Dobbiamo restare chiusi per evitare di morire? Ma cosi moriamo lo stesso! Se non fosse stato per chiese e associazioni non avremmo resistito alla fame. Noi non siamo bestie. Dateci un contributo per una sopravvivenza dignitosa”. Un quadro per nulla rassicurante se si pensa all’enorme business che si muove intorno alla prostituzione transessuale.

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