Decreti, decreti, decreti: la guerra dei poveri al tempo del Coronavirus

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L’Opinione

Quando l’approssimazione e l’inadeguatezza espongono il fianco si rischia poi di far comprendere il gioco anche a chi non mastica il politichese , ne il ‘contese‘ e men che meno il ‘diamaiese‘. E’ questo quello che in buona sostanza è capitato stasera nell’ambito della tanto attesa conferenza stampa del premier Conte che ha illustrato un decreto che già per sommi capi si conosceva ma si attendeva solo l’ennesimo teatrino mediatico di un governo che arranca su tutti i fronti. Quello di questa sera è stato veramente degno della migliore delle performance pirandelliane visto che oramai abbiamo un presidente del Consiglio che << per grazia di Dio e Volontà del Popolo>> si sente ‘uno, nessuno e centomila‘.

Accusato dall’opposizione di “utilizzare la tv di Stato per i suoi comizi elettorali“, Conte, dimenticando di aver chiesto qualche giorno fa l’aiuto di tutti, usa espressioni da ‘regime’ per far valere il peso specifico di un governo allo sbando, incapace di dare impulso all’operatività tricolore, e soprattutto ingessato in misure che valgono più di un Pil, ma la faccia del made in Italy nel mondo. Ma non sembra interessare questo al premier Conte, dopotutto gli è stato quasi implorato di salire nuovamente le scale del Quirinale per il cosiddetto ‘Conte bis’.

In conclusione e, sic rebus stantibus, direbbero i Latini, ci apprestiamo a vivere altro isolamento che ci condurrà fino al mese di maggio nel quale dovrebbe partire una seconda fase, quella di convivenza col virus.

L’unica cosa di cui gli Italiani e le Imprese italiane sono certi è che in una Nazione divenuta banderuola d’Europa, con i 4 spiccioli destinate alle aziende da restituire e con gli interessi, e la politica che “governa” il Paese,  la storia è tutta da scrivere, dovendo comunque attendere che i nostri politicanti decidano cosa vogliono fare da grandi.

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