La Juve fallisce il primo match point. Il rimpianto di chi non ha saputo approfittarne

La Juventus fallisce clamorosamente il primo match point scudetto.

Alla Dacia Arena di Udine, la Vecchia Signora si fa rimontare dall’iniziale vantaggio di 1-0, con rete di De Ligt, maturato nei primi 45 minuti e “regala” all’Udinese tre punti che significano salvezza certa.

Sembra ormai divenuto un copione già scritto: la Juve assume il pallino del gioco mostrandosi, quantomeno, più in forma dell’avversario e riuscendo a portarsi in vantaggio, poi si lascia completamente andare con dei black out inspiegabili.

I dati parlano chiaro: 1 sola vittoria nelle ultime 5 partite; 18 punti persi in totale da situazione di iniziale vantaggio; 12 gol subiti in 5 partite. Se aggiungiamo anche la singolare statistica che vede (per la prima volta in questi 9 anni) i bianconeri non primeggiare ne per gol fatti, ne per gol subiti, capiamo che quella di Sarri è, probabilmente, la Juve più “battibile” degli ultimi anni.

La Juventus di Maurizio Sarri soffre troppo e crea troppo poco. Le continue amnesie difensive rendono la squadra torinese sempre in bilico tra la vittoria e la sconfitta; la Juve spesso manca di grinta, manca dal punto di vista tattico e non riesce a saper gestire i risultati e i momenti della partita.

La differenza tra la Juve di Allegri e la Juve di Sarri è una sola: si è spesso detto che con Allegri il “bel gioco” non c’era, eppure la squadra dava l’impressione di poter sempre risolvere la partita. Una sorta di aura di onnipotenza che è svanita nel nulla dall’inizio della gestione Sarri e dall’inizio di una campagna acquisti rivedibile.

La Juventus, quest’anno, era battibile, ma, nonostante la sconfitta, è a 3 punti dallo scudetto.

Uno scudetto che potrebbe essere vinto addirittura senza giocare nel caso in cui le rivali dovessero frenare ancora. Senza sminuire lo strapotere del quasi decennio bianconero, è palese che questo sarà lo scudetto meno “meritato” e, soprattutto, più rimpianto dalle inseguitrici.

Il problema è che la Juve può fare quel che vuole e può sbagliare quanto vuole perchè dietro non c’è mai stato un avversario adeguato nella lotta scudetto.

La Lazio si è sciolta come neve al sole a causa dei forsennati ritmi post-covid, difficili da gestire per una rosa molto corta come quella biancoceleste. La squadra di Inzaghi, ieri, ha festeggiato l’accesso in Champions League (risultato storico ed incredibile), ma nelle ultime 5 giornate ha fatto 4 punti.

L’Inter vive di alti e bassi. La squadra di Conte ha perso punti in modo banale e non è mai riuscita a sfruttare i passi falsi della compagine bianconera. Nelle ultime 6 partite, per 4 volte non ha vinto.

L’Atalanta ha il merito di aver mostrato il miglior calcio d’Italia: ma l’impressione è che non sia ancora arrivata al livello per poter competere per la vittoria finale.

Napoli, Roma, Milan e le altre non sono mai state in corsa. Lo scudetto è saldamente nelle mani della Juventus, ma, quest’anno, il merito è tutto delle altre.

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