Zes, G. Lepre: “tutta la Campania deve diventare zona economica speciale”

Bollori da campagna elettorale, il caldo africano spinge ad affrontare misure di cui si erano perse le tracce. In Campania, ad esempio, si torna a parlare di Zes acronimo che sta per Zone Economiche Speciali, zone dove sono facilitati gli investimenti attraverso fiscalità di vantaggio e sgravi di ogni sorta pur di venire incontro alle necessità di chi vuole investire. Questa importante misura era partita in Campania come regione capofila, poi, come al solito, è caduta nel dimenticatoio non avendo probabilmente una spendibilità elettorale diretta. Torna solo adesso, quindi, la questione Zes, con i suoi pro ed i suoi contro che, in una regione come la Campania, sono imposti dalla logica e dalla realtà infrastrutturale di un’area a forte vocazione industriale ma desertificata dalla mala politica. Entra a ‘pie pari’ nel dibattito politico ed economico anche il professor Gianni Lepre, opinionista economico del TG2 RAI, esperto di PMI e presidente del Club Eccellenze del Made in Italy di Confesercenti Campania e Molise: “Non amo scendere a compromessi, ed in materia economica men che meno – esordisce Lepre – Sono profondamente contrario alle Zes, ma non in relazione alla misura in se per se, ma nella sua applicabilità logistica”. Il prof. Lepre poi chiarisce: “La Zes di per se è una ottima misura, ma se applicata all’area vasta, non certo solo a zone portuali o retroportuali o a quelle aree che una volta si chiamavano PIP (piani insediamenti produttivi). Gli enormi vantaggi derivanti dalla misura Zes devono poter essere utilizzati dall’intero territorio, e quindi nel caso della Campania è tutta l’area regionale a dover essere considerata una zona economica speciale se vogliamo realmente lo sviluppo ed il decollo in chiave industriale dei territori, estendendo di conseguenza le agevolazioni anche alle attività già esistenti, per non creare danni a chicchessia”. Lepre ha poi concluso: “Fino ad oggi abbiamo assistito al teatrino della politica con assessorati fantasma alla ricerca delle cosiddette  ‘aree di crisi non complesse’ dalle quali poi, come da tradizione, concepire cattedrali nel deserto solo per giustificare la spesa di qualche misera porzione di fondi europei che dovrebbero servire ad altro. Individuiamo nella Campania tutta, dai confini col Lazio a quelli con la Calabria, la Puglia, il Molise e la Basilicata la Zona Economica Speciale, e diamo a chi ci crede e vuole investire l’opportunità di far risorgere la nostra terra”.

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