Di Vincenzo Famiglietti

In tempi di pace, tanti anni fa, -e questa sembra davvero l’inizio di una favola natalizia- viveva a Roma un bravo produttore cinematografico, Aurelio De Laurentiis divenuto poi presidente del Napoli, che ai primi di dicembre propneva nelle sale cinematografiche un film (in realtà trattavasi di un filmetto banale banale, e non se la prenda a male il presidente, ndr). Un po’ leggero, un po’ pieno di doppi sensi, un po’ satirico e non molto impegnativo per i neuroni. Di quelli insomma che piacciono a crepapelle agli italiani, che soprattutto negli ultimi anni non eccellono in quanto a curiosità e propensioni culturali.  Poi da qualche anno, il presidente De Laurentiis si è rinanato nel calcio a tempo pieno, anche perché le sue ultime performance natalizie sul grande schermo avevano fatto la magra ai botteghini. E in cinepanettone da qualche anno non c’è più. Almeno quello di Adl che ne era stato l’inventore, negli anni novanta.

Quest’anno invece altro che film natalizio. Va in scena una commedia che fa un baffo ai peggiori racconti d’orrore di tutti i tempi. C’è battaglia aperta con la pademia. Che ora si propone addirittura sotto svariate forme: cinese, malese, inglese. Il mondo trema sempre di più e il bilancio dei morti è agghiacciante. Non siamo in un romanzo thriller di James Patterson o di Crichton. L’inimmaginabile, il fanta, è divenuto tragica verità

Francamente nessuno si scandalizzi se ce lo diciamo in faccia: sarà un Natale di merda. E un fine anno altrettanto di cacca. Un annus horribilis che si concluderà in degna maniera. Molto male, così come era cominciato. E la colpa è dei cinesi e del loro regime criminale, omertoso, che non ha lanciato un allarme planetario in tempo, altrimenti si sarebbe potuti intervenire prima. Il loro presidente-dittatore, compagno Xi è uomo degno del suo mentore: Mao Zedong, il piccolo timoniere che faceva bruciare in piazza gli altari dedicati al culto degli antenati e tutti i libri da egli ritenuti profani. Altro che partner commerciale, la Cina si è rivelata un nemico giurato. E la colpa è degli americani, anche e tanto pure. Loro sapevano attraverso gli efficientissimi servizi di intelligence, i satelliti spia, ciò che stava accadendo a Wuhan. Ma non hanno mosso un dito. Per misteriosi motivi. Pare che quello svitato di Donald Trump non volesse spargere allarmismo. Congratulations, mister Donald. Negli Usa siamo già oltre i 3o0 mila morti. Sei volte le vittime del Vietnam.

Colpa dei francesi, bien sur. Il fanmigerato laboratorio di Wuhan, dove si giocava con il cornavirus dei pistrelli, l’hanno costruito loro, quelli con gli occhi a mandorla non ne avevano la tecnologia. Anche i magnalumache si vantano- ed è vero- di avere i servizi di intelligence fra i più efficienti al mondo ( e noi ne sappiamo qualcosa, cercasi strage di Ustica, ndr). Eppure anch’essi non sapevano una mazza del covid che si diffondeva l’inverno scorso a macchia d’olio. E gli inglesi? I russi, con i degni eredi del Kgb. E mettiamoci pure il Mossad. Il mondo era-o fingeva di esserlo per qualche oscuro motivo- (certo le tesi complottistiche ci piacciono e mai come in questo caso valgono eccome) all’oscurto di tutto. Quando è suonato l’allarme rosso era troppo tardi. Colpa naturalmente dei politici di casa nostra. In Lombardia Fontana ed i suoi giannizzeri si dimenavano per occultare la verità e mandavano a morire gli anziani nelle Rsa. Colpa del nostro sistema sanitario che per una popolazione di oltre 50 miloni di anime vanta appena 3 mila posti letto in terapia intensiva, anzi prima della pandemia ne erano 2 mila. Uno schifo. La Germania ne ha 30 mila ed ai tedeschi la sanità costa, sulle tasse, molto meno che a noi italiani. Colpa nella regione Campania, quella da cui scriviamo, anche del teatrale Vincenzo De Luca. Che aveva ridotto i posti letto neglo ospedali, per poi dichiarare ai microfoni “che la sanità campana è un modello”. Certo, di disorganizzazione, clientilismo e pure ruberie. DE Luca, da parte sua, ha sfruttato al meglio la polarità che gli ha concesso l’emergenza per fini elettorali.

Colpa di tutto e di tutti. Ne abbiamo citato solo alcuni. Di un mondo che non sa tutelare l’ambiente. Che se ne frega che questo pianeta è gravemente ammalato. E veleggia verso l’autodistruzione. Della logica del profitto che è il chiodo fisso dei potenti della terra, gli stessi che inquinano l’aria che respiriamo. Del surriscaldamento globale che ne è diretta conseguenza. Del rapporto scriteriato fra uomo ed animali selvatici e di allevamento.

Sì sarà un Natale di me..a. Se qualcuno dei prima citati avesse agito in modo diverso non avremmo subìto il virus e sarebbe stato un Natale come gli altri.

Sarà, invece, un natalaccio per le persone normali, non ci piace chiamarle comuni, perché nessuno è comune, ogni individuo resta diverso dall’altro, nonostante l’appiattimento barbarico della globalizzazione. Preoccupate dal rischio di ammalarsi, di veder crepare i genitori anziani. Uomini e donne divenuti senza volto, occultati da un pezzo di stoffa o di carta. E costretti a quello che stupidamente, e ignorantemente, i nostri politici hanno definito “distanziamento sociale”. Loi li correggiamo, non fateci caso quasi tutti di loro hanno studiato poco e male. Il termine esatto sarebbe “distanziamento fisico” fra persone, quel sociale suona stonato. Per “distanziamento sociale” si intende piuttosto la differenza fra classi: aristocratici, borghesi, proletari. E il termine è molto infelice. Sennò saremmo come in India, dove vige l’assurdo sistema delle caste.

Nota a parte, sarà un Natale schifoso per quelli che hanno perso un lavoro, sono finiti in cassa integrazione, che lo stato neppure paga o lo fa con un ritardo avvilente. Per chi ce un’occupazione l’ha ma teme di perderla, per chi non vede prospettive future. Per chi si è anche ritrovato a soffrire paurosamente di solitudine, condannato e recluso dalle rigide norme anti-socializzazione. In tutto il mondo, soprattutto negli Usa, ma molto anche in Italia, è aumentato in modo esponenziale il consume di alcool e purtroppo di droghe. Così come quello di psicofarmaci. Se non ci si ammala di covid, ci si becca la cirrosi o ti salta il fegato fra sonniferi e antidepressivi. Come disse con saggezza ai tempi del primo lockdown, Roberto D’Agostino di Dagospia, uno che non ha certo la faccia da pirla perbenista di Fazio, ma è fra i pochissimi che li si ascolta ancora volentieri, “lo xanax sostituirà il negroni”.

Aveva ragione Roberto, uno che conosce il mondo. E’ avvenuto. Mai come ora che gli aperitivi sono vietatissimi. In Campania De Luca ha addirittura proibito la vendita di alcolici dopo le 11.

Sarà un Natale col magone. Con lo sguardo basso, a rovistare fra i ricordi. Nella scatole delle cose belle che ognuno di noi custodisce nel proprio cuore. Natale da tristi solitari e speriamo non final, per dirla alla Soriano. Ci vorrà alla fine solo un bel botto per ridurre tutto in cenere, come quelli che una volta si sparavano a Capodanno, per cancellare questo incubo 2020. Sempreché sotto l’albero non si trovi il dono dell’americana Pfizer. Che dopo aver inventato la magica pillona blu che rende virili a vita, tiri fuori l’agognato vaccino che dovrebbe restituirci-fino alla prossima pandemia- un briciolo di diritto alla vita.

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