Gioca male e vinci, è così che si fa! Ma Gattuso sbaglia ancora….

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La vittoria da batticuore. Quel gol che ti sorprende. Che non ti aspetti. Al tramonto di una partita con più ombre che luci. Tre punti acciuffati all’ultimo respiro, nella dilatazione di un tempo che non era stato troppo benevolo col Napoli, che da parte sua ha fatto poco per tornare a casa col sorriso. Anzi gli azzurri ce l’hanno messa tutta per complicarsi la vita ad Udine. A cominciare dalle scelte di Gattuso. Ancora una volta finito nel mirino per l’ostinazione con la quale schiera Fabian Ruiz in un centrocampo a due, ed anche per il iellato lancio nella mischia di Rrahmani.

Capitolo centrocampo: Ringhio ormai è profeta di un modulo che, a rigor di logica, dovrebbe prevedere due incontristi in mediana, oppure un mastino e un uomo che unisca le capacità di lotta e di governo, come scriveva il compianto Gianni Mura. L’interdittore c’è, e bravo pure. Bakayoko ad Udine, segna un gol pesantissimo per la stagione azzurra. Ma lo spagnolo ha accenntuate caratteristiche di rifinitura e di propensione offensiva, mentre è carente nell’ostacolare il gioco altrui. Non si discutono le qualità di Fabian, ma l’utilizzo che ne fa Gattuso. Per il il quale Fabian è un punto fermo. Un assioma. Si ostina così a regalare spazi larghi come praterie ai dirimpettai, che oltre a godere quasi ssempre di superiorità numerica, trovano opposizione limitata nel solo Bakayoko in mezzo al campo. I friulani schieravano addirittura una mediana a cinque. Ecco perché il Napoli ad Udine ha patito attimi di autentica paura. E Meret ci ha messo più di una pezza.

Ma Gattuso, al di là di idee opinabili (è il campo che gli dà torto non i 50 milioni di ct che rappresentano una larga fetta del popolo italiano, ndr) è pure sfortunato. Mette dentro Rrhamani, al suo esordio dal primo minuto, e l’albanese combina il patatrac. La sua leggerezza sul gol del pari è incommentabile. Ringhio aveva pensato che fosse meglio far riposare Maksimovic, dopo la prova offuscata con lo Spezia. Ed invece gli è andata molto peggio. Con l’albanese che è apparso imbambolato per tutti i pochi minuti trascorsi in campo. Se è vero che un allenatore prima di stilare la formazione osserva e studia i giocatori per tutta la settimana, o ha interpretato del tutto male la condizione fisica e soprattutto psicologica del centrale, o lo stesso Rrhamani è stato paralizzato dall’emozione, nel giorno del debutto.

Ma a volte si deve vincere anche dimenticando spettacolo e incanti circensi. Il Napoli ad Udine ha giocato bene solo a sprazzi. A momenti poteva anche prender legnate, come detto Meret è stato salvifico.

L’avvio degli azzurri è stato vivace, poi la papera dell’1 a 1 li ha mandati con la testa fra le nuvole. Hanno tirato meno in porta e anche con più precisione  della sciagurata serata con lo Spezia, ma di occasioni, come da copione, ne hanno sprecate ancora una volta troppe.

Era importante vincere per dare una reale svolta ad una stagione che aveva preso una pessima piega. Si era sull’orlo della crisi profonda. Bakayoko ha salvato capra e cavoli. Ed anche la faccia di Gattuso, vittima di un crescendo di critiche che si facevano imbarazzanti. Sebbene lui le definisca “stronzate”, di Gattuso si  evidenziano le preferenze di rosa non sempre redditizie.

Per concludere, preoccupa sempre di più il capitolo infortuni, soprattutto quelli muscolari. Al Friuli si è subito accasciato Manolas. Sì, è vero che si gioca a perdifiato, calendario stravolto dalla pandemia, impegni troppo ravvicinati, ma l’infermeria del Napoli è affollata come mai negli ultimi anni. Troppi inabili e continue defezioni a gara iniziata. De Laurentiis farebbe bene a mettere sotto esame lo staff medico. Lo si dice da mesi.

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