Napoli da minimo sindacale, Lozano da star. Difesa da operetta

Parola d’ordine: passare il turno in Coppa Italia. E il Napoli gliela fa, con un eccesso nelle già previste sofferenze. La squadra di Gattuso attraversa un momentaccio e non ci voleva l’indovino per immaginare che battere l’Empoli sarebbe stato più complicato del solito. Ma i presunti patemi sono andati al di là dei pessimistici vaticini. Gli azzurri si sono battuti, in modo impacciato con i superstiti della formazione toscana, falcidiata da un’ondata improvvisa di covid positività, riconducibile ad un ignominioso scherzo del destino che ha assegnato a malasorte i posti in aereo al rientro dall’ultima trasferta.

Insomma, sarà pur vero che l’Empoli è capolista fra i cadetti, ma è sbarcata al San Paolo incerottata ed il Napoli ha rimediato l’ennesima figura degna di fischi. A salvare la barca dal naufragio ci ha pensato Lozano, protagonista di un’ora e più di grande calcio, grande davvero. Prima un’azione stile anguilla nell’area toscana e assist al bacio per Di Lorenzo, poi un tiro alla braccio di ferro. La firma del messicano sui primi due gol. Ed anche tanto altro lavoro. Il migliore di una squadra mediocre e inconcreta. Il gol decisivo di Petagna, invece, almeno dà una fiala di autostima ad un attaccante troppo spesso in ombra.

Per ben due volte gli ospiti hanno pareggiato i conti. Ed hanno messo la spina nel fianco del Napoli, fino agli sgoccioli di una partita quasi sempre in bilico. Il Napoli arriva ai quarti di finale di Coppa Italia col fiatone e con un’ingombrante dose di paure. Ancora una volta il possesso palla è stato sterile per il gruppo Gattuso. Ancora una volta è mancata la precisione nelle conclusioni, tante ma indolori. Ancora una volta gli attaccanti hanno fatto collezione di tiri sballati. Insigne ha fatto la figura del pivellino a porta quasi vuota, Petagna è stato decisivo con la suddetta zampata non facile (era marcato strettissimo, ndr) ma fino al momento del gol il suo peso specifico là davanti era stato piuttosto leggero. Ancora una volta, il centrocampo Napoli si è liofilizzato contro avversari sanguigni ma di gran lunga meno qualitativi. E per l’ennesima volta, ma ormai si teme sia sempre così, Gattuso non si schioda dal teorema Gattuso: il centrocampo a due con quattro attaccanti e la fase difensiva che fa acqua da tutte le parti. E non solo per colpa di centrali ed esterni di retroguardia, ma perché a dimenarsi indietro c’è un reparto poco protetto dai compagni.

Non a caso i numeri della difesa sono impietosi. Lo specchio di una squadra scriteriatamente sbilanciata in avanti e priva di equilibri. Il Napoli incassa almeno una rete da ben nove gare consecutive, fra tutti i tornei. Una media imbarazzante che pone sotto accusa il modulo così caro al tecnico. La squadra non regge più i quattro attaccanti e c’è da tremare in vista del futuro imminente, soprattutto della supersfida con la Juventus di mercoledì prossimo. Anche il cammino in Coppa Italia si farà ben più duro dal prossimo turno, che vedrà il Napoli opposto alla vincente fra Roma e Spezia, due avversarie che oggi sembrano avere una virgola in più degli azzurri.

Sì contava solo passare il turno. Ma se continua così, il Napoli rischia di passare guai seri.

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