I sopravvissuti del più incerottato Napoli della storia rimediano una sonora sconfitta in terra andalusa e fra sette giorni dovranno tentare un’impresa ai limiti dell’impossibile. Quel limite è d’obbligo perché per segnare 3 gol ad un non eccelso, ma tenace ed organizzato Granada, ci vorrà un Napoli molto diverso da quello che al Los Carmenes ha meritato l’ennesima salva di fischi. Il Napoli doveva ma alla fine ha fatto troppo poco. Anzi, troppo meno di quanto ci si aspettasse.

L’inevitabile dibattito grava ora sulla grave- e non è un gioco di parole. situazione medico-sanitaria del Napoli. Che per davvero non lo si ricorda negli anni con così tanti indisponibili e tutti per acciacchi, prevalentemente di natura muscolare, covid a parte. Ma nonostante le assenze di uomini chiave, nonostante Gattuso avesse appena 14 arruolabili, nulla basterà ad può assolvere la scialba prova anti Granada. Innanzitutto, l’approccio è stato per l’ennesima volta assai timido. Era come se la squadra avesse aumentato il peso delle proprie insicureze conscia di essere rabberciata. Eppure non si scende in campo tanto remissivi negli ottavi di una coppa europea, se si ha un minimo di ambizione ed un notevole investimento di mercato, come il Napoli.

Napoli che nel primo tempo non ha tirato in porta praticamente mai, nessuno ha saputo dare profondità alla manovra. Troppi gli errori tecnici e soprattutto quelli individuali. Palle recapitate sempre nel posto sbagliato, scivolate via dai piedi con leggerezze e disattenzioni irritanti. Squadra azzurra del tutto disordinata. Non giocavano le prima donne va bene, ma da alcune seconde ci si aspetta quel qualcosa che non è mai venuto. A Granada hanno sbagliato i primi ed anche gli altri. Tutti sotto la sufficienza. Quando la defezione è totale c’è da riflettere. C’è del carente nel gruppo.

Nella ripresa, gli uomini di Gattuso sono sembrati più vivaci. Avrebbe potuto segnare il gol della speranza, qualche flebile opportunità l’hanno creata. Ma gli spazi della difesa spagnola non si sono mai aperti del tutto, nessun azzurrro ha trovato la combinazione giusta per aprirli quei metri dinanzi a sè. E intanto che fine ha fatto l’effetto Gattuso. Quell’allenatore capace di estrarre sempre il meglio da tutti, anche dai meno bravi.

Deludente ancora una volta la prova di Osimhen. Non per accanirsi sui singoli, ma questa era la sua partita. Non aveva cambio e in 90′ doveva dimostrare qualcosa. Lasciare un’impronta su questa gara. Di lui si ricorda solo una mezza rovesciata nel finale e un grave errore di posizione, anzi di tempo di reazione, su un’infilata di Fabian Ruiz. Il nigeriano è quello che dovrebbe garantire la fatidica profondità dell’azione, far salire la squadra. Ma quei metri in più gli si sono rattrappiti in una serie di movenze sfasate. Reduce da un grave infortunio e dalla positività Covid, il talento nigeriano è in ritado di condizione pari alle vecchie ferrovie italiane, ma è preoccupante che da quando è rientrato non cresca di gara in gara. Non migliora. Ad inizo stagione non aveva fatto mirabilìe ma buone danze sì, allungava la squadra, creava sbaragli nelle difese avversarie. Ora no. E’ come se non riuscisse a recuperare quelle piccole sicurezze.

A Gattuso non è andata bene nel gasarne anche uno solo. Fiducia a Lobotka. Da parte sua ha interpretato al peggio il ruolo del metronomo. Non ha dato ordine. Non gli è riuscito un passaggio. E sul micidiale 1-2 dei padroni di casa i centrali difensivi erano svagati, ma qui il tecnico non aveva alternative. Sui due gol anche Meret non è parso al top della reattività.

Non possono giocare i prediletti ma i rimpiazzi ti combinano uno scatafascio. Eppoi Insigne, il nigeriano, Politano. Loro sì che sono le vedettes. Tutte sotto traccia. Rimontare lo 0-2 sarà la tredicesima fatica di Ercole, Almeno con questa testa, con questa carenza di adrenalina. In questa confusione tattica e con tal imprecisione a dettare i tempi. E con un attacco al quale non gli gira una buona per metterla dentro. Si spera che in sette giorni il Napoli si trasformi da rospo in re, cambi panni e mentalità. Sarà molto difficile, i segnali sono tutti negativi. Ma a volte questa squadra ci ha sorpresi. Anche se negli ultimi tempi accade sempre meno. Per ora l’idea di dire addio all’Europa è quella più popolare.

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