La remontada resta un sogno. E per Gattuso scocca l’ora del dentro o fuori, non ha più alibi

Si sapeva fosse troppo difficile. Un’impresa ardua, rimontare lo 0-2 dell’andata con una squadra ridotta a pochi superstiti. E difatti il Napoli non gliela fa. Anche il penultimo obiettivo stagionale va in fumo. Ciao ciao Europa. Adios, per dirla alla spagnola. Resta solo la corsa ad ostacoli per il quarto posto in campionato e non sarà una passeggiata. Anzi.

Ma nella serata del San Paolo, nell’inutile seppur generosa vittoria, si intravedono flebili auspici di rilancio e speranza. Il Napoli del secondo tempo con l’innesto di Mertens, Ghoulam e Koulibaly (quest’ultimo però ha commesso qualche errore) è stata una squadra diversa. Di altro spessore. Più nobile e qualitativa. Attimi di vecchio Napoli sono aleggiati sul prato del Diego Armando Maradona contro il Granada. Difatti, nel finale le occasioni da rete si sono susseguite a ritmo asfissiante, e con un briciolo di fortuna in più il Napoli avrebbe almeno potuto segnare il terzo gol.

La squadra scesa in campo dal 1′, invece, era una creatura amorfa, è come se Gattuso avesse tentato di modellare un 11 con la plastichina. E dapprima ha anche sbagliato formazione. L’inedita difesa a tre ha lasciato scoperte le fasce, e dagli esterni sono arrivati i guai peggiori ed il fatale gol del pareggio andaluso. Ancora una volta il tecnico non è stato pronto nell’adottare le giuste contromisure a un avvio scombiccherato. Poi con l’innesto dei pezzi grossi si è capito che il vero Napoli, negli ultimi mesi, gemeva fra ghiaccio, antidolorifici e terapie. Il finale di partita, benché con l’amaro dell’eliminazione, dà un briciolo di autostima agli azzurri e ottimismo per l’ambiente. E’ poco poco certo, ma in questi tempi di magra. Che si veda l’uscita dal tunnel? Presto per dirlo. Ma il recupero dei pezzi pregiati dell’argenteria di casa può permettere il salto di qualità

Capitolo Gattuso. Da domani per lui inizia un nuovo corso stagionale. Avrà, ora, tempo per recuperare gli infortunati. Di concerto con uno staff medico sul quale gravano dubbi pesanti come macigni. Eccetto la prossima, col turno infrasettimanale, il Napoli giocherà solo in campionato, una sola partita ogni sette giorni. Ci sarà più tempo per allenarsi, rifiatare e svuotare soprattutto un’infermeria dai posti quasi esauriti, circostanza paradossale che mai si era registrata negli annali del Napoli.

Adesso, quindi, Gattuso avrà meno alibi. Lui anche nel dopogara col Granada ha sottolineato di “non aver avuto tempo per lavorare”. Ora ce l’avrà, tutto quello che vuole. Ma dipenderà da lui sfruttarlo al meglio. E far progressi. Il tecnico ha già recuperato tre pezzi da novanta, a giorni questi dovrebbero ritrovare la condizione. Il talento inespresso di Osimhen lo rivedremo in campo, con ogni probabilità, già mercoledì prossimo a Reggio Emilia in casa del Sassuolo.

E a rigor di logica, fra 4-5 partite l’allenatore potrebbe rischiare l’esonero, se la squadra non dovesse recuperare terreno ed invertire il mediocre trend. Perché ora Gattuso avrà un solo pensiero nei meandri delle sue sinapsi. E un obiettivo. Tentare la scalata al quarto posto per andare in Champions e assicurare alla società, dallo scorso anno pensierosa per l’inusuale deficit di bilancio dovuto alla crisi del settore calcio, una boccata d’ossigeno vitale per il futuro. Il tempo concesso a Ringhio è agli sgoccioli. Se non volta pagina sarebbe giusto che la società prendesse provvedimenti. Ora tocca solo a lui. A sé medesimo. 

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