Covid, chi si arricchisce e chi fa la fame

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La pandemia stronca una parte dell’economia mondiale. In Italia si è messi ancor peggio, perché già prima del marzo 2020, data di inizio istituzionale della diffusione Covid, il nostro paese barcollava afflitto da una crescente recessione generale.

Ma non tutti i settori produttivi però sono in caduta libera e sull’orlo della crisi totale. Andiamo per ordine.

Alcuni stanno traendo mostruose impennate di fatturato e guadagni dall’emergenza sanitaria. Non si erano mai viste così lunghe code dinanzi alle farmacie in tutta Italia come da dicembre ad oggi: tutti in attesa per un tampone. Test che, in Italia, ha raggiunto-soprattutto in città del nord-costi esorbitanti, addirittura oltre i 100 euro per un molecolare a Milano. Una crudele speculazione, fomentata dalla paura collettiva. Inoltre, le farmacie fanno affari d’oro con mascherine, igienizzanti, integratori per rafforzare le difese immunitarie etc etc.

Un boom senza precedenti. Almeno, unica nota lieta per le casse dello Stato, è che ciò che si vende ai banconi delle farmacie è quasi tutto fatturato e i fortunati esercenti ci pagano le tasse sopra.

Al pari della farmacie, ed anzi ancora più baciati dalla sorte del super guadagno, sono i centri diagnostici: la gran parte di essi si è attrezzata per i tamponi, specialmente i molecolari che non sempre si possono effettuare nelle farmacie. Nella città di Napoli, certi grossi marchi decennali hanno aperto di recente nuove sedi, dedicate soprattutto al business del tampone.

Inutile girarci intorno, i cittadini sono terrorizzati dai numeri dei contagi, elevati spesso all’enne potenza da un’informazione non sempre cristallina ed affidabile. Il Covid marcia, senza ombra di dubbio, in pompa magna in tutta Italia, ma si ha l’impressione che ci sia anche in atto una campagna di terrorismo mediatico. Che fa apparire le cose più gravi di quanto non siano in realtà. Ed ecco che nel settore sanitario c’è chi sfrutta il panico generale a vantaggio della proprie tasche. E gli affari crescono a dismisura.

Molto forte, fortissimo, procedono anche le società di apparecchiature elettro-medicali e forniture mediche in generale.

Un capitolo riguarda la classe medica. Professionisti in prima fila negli ospedali e nelle strutture pubbliche, esposti a continui rischi di contagi. Così come i medici di base (ad onor del vero una categoria molto ben retribuita, anche il doppio se non il triplo dei colleghi ospedalieri, ndr).

Ma è la medicina privata che si sta leccando i baffi nel contare la cascata di euro che da molti mesi gli piove dall’alto. La maggior parte delle strutture pubbliche oggi sono inaccessibili, in molte regioni sono state addirittura sospese le assistenze di base e le visite ambulatoriali per dedicare forze ed energie ai malati da virus.

In questo scenario apocalittico è spesso inevitabile rivolgersi al settore privato. Ed implorare un appuntamento dai singoli professionisti, pagato a caro prezzo. E’ ormai appurato che il post infezione da Covid 19 procuri una serie di strascichi, più o meno gravi, a seconda del soggetto.  Il più delle volte è colpito il sistema respiratorio, poi quella cardiaco, ma pare che non ci sia organo o apparato del corpo umano che non sia esposto al rischio disfunzionale  dopo essersi infettati. Logico che gli italiani siano in corsa dai privati. I quali, e nessuno se la prenda a male ma lo si sa da sempre, molto spesso non sono fra i primissimi contribuenti. Insomma, il dottore una fattura fiscale la emette e cinque no. Non tutti sono conclamati evasori, per carità. Non si vuole colpevolizzare una categoria. Ma gli scorretti abbondano. Soprattutto al Sud Italia ed in provincia. Laddove nei confronti del dottore vige pure una secolare sudditanza psicologica. Della serie “poi sembra brutto chiedergli la ricevuta, è così gentile. Tanto devo tornarci”. E in tanti vanno a nozze con le insicurezze delle persone. In primis degli anziani.

E dire che il settore sanitario, almeno da noi, è fra quelli che o guerra o pace fa sempre ottimi affari. Non risente della crisi. Come se non bastasse, gode anche di ottimi privilegi, per così dire, di casta. Sempre a proposito di tasse, il nostro terribile sistema fiscale così oneroso ed invadente per gli italiani. E’ piuttosto raro o comunque non frequentissimo come si dovrebbe (lo si apprende da fonti di funzionari dell’agenzia delle entrate, ndr) che scattino controlli fiscali ai danni di studi medici privati o di centri. Come mai? La categoria è molto ben rappresentata in Parlamento e Senato e gode di piccoli e grandi trattamenti di riguardo. Mentre invece i gabellieri di casa nostra si accaniscono senza pietà sui soliti deboli: artigiani, piccole imprese, piccoli esercizi commerciali e partite iva, che non sono onorati nei Palazzi di Roma Capitale.

Quali sono invece le categoria più danneggiate dall’epidemia?

In primis il settore turistico, quasi raso al suolo, dopo la breve parentesi estiva. Ma il turismo non è una lobby come la sanità e quindi chi legifera ne ha meno premura. A seguire vari settori del commercio al dettaglio e del tempo libero. La ristorazione ha avuto un grandioso rientro lo scorso anno dalla primavera in avanti. Si è lavorato molto bene in estate. Nelle ultime settimane c’è una comprensibile flessione.

Ovviamente la grave crisi economica e l’aumento di spese per ogni singola famiglia, fra tamponi e dispositivi di protezione individuale, porta se non a un collasso ma a un netto calo dei consumi. Almeno di quelli superflui.

Abbiamo esposto un quadro di un’Italia a due velocità. Chi sale e chi scende. Quelli che hanno fatto denari con la pandemia, e non vogliamo certo colpevolizzarli, gli speculatori si leccano i baffi ma sono pur sempre una minoranza. Ed invece ci sono quelli che devono tirare la carretta coi denti per non finire nel baratro. E si fa sempre più forte la sensazione che più gente tragga profitto dalla pandemia e più questa tarderà ad essere sconfitta.

 

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