La Luzernersinfonieorchester incanta Pompei

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Cominciamo dalla fine, dall’ovazione che ha accolto le ultime note della Luzernersinfonieorchester diretta da Michael Sanderling. C’era un pubblico particolare ieri sera al Teatro Grande di Pompei, Un pubblico, si percepiva, composto da addetti ai lavori. Giudici severi ma decisamente competenti. Dopo aver ascoltato per un’ora in religioso silenzio la Sinfonia n° 10 di Shostakovich, alla fine tutti in piedi a tributare un calorosissimo omaggio al direttore di orchestra e a 80 straordinari interpreti.

In realtà a Pompei non c’era solo l’esibizione di una grande orchestra sinfonica. Alla spalle scorreva un film, “Oh to believe in another world”, un film di William Kentridge, che raccontava le emozioni provate da Shostakovich.

Un’operazione coraggiosa, non ci sono dubbi. Lo stesso William Kentridge aveva fatto sapere che il suo scopo non era quello di raccontare una storia che oscurasse la musica. Lui voleva accompagnare la musica, senza per altro distrarre troppo l’attenzione dalla musica. Il contrario di quello che all’inizio del secolo scorso accadeva nei cinema in cui venivano proiettati film muti. In quel caso la musica era di secondaria importanza, l’attenzione era tutta rivolta al film.

Giudizio personale, personalissimo. Se lo scopo di William Kentridge era quello di non distogliere l’attenzione dalla musica l’operazione è perfettamente riuscita. Non capita tutti i giorni di vedere dal vivo all’opera un’orchestra di 80 elementi. Magari un orecchio allenato sarebbe facilmente riuscito a seguire sia la musica che il film. Il sottoscritto non c’è riuscito. Ed ha privilegiato l’orchestra, i violini, i flauti, e tutti il resto. Il film che scorreva alle spalle solo di tanto in tanto rubava l’attenzione.

Non è giusto quindi fare un commento alle immagini che scorrevano sullo schermo. Più logico parlare dell’emozione trasmessa dalla Luzernersinfonieorchester, un’emozione straordinaria. Due parole infine sul coraggio di chi ha curato la quinta edizione del Pompeii Theatrum Mundi. Prima il balletto moderno di “Gloria”, poi una tragedia classica come “2 Regine”, ieri sera lo spettacolo originale di “Oh, to believe in another word”. A loro modo tra capolavori, ma completamente diversi tra loro. Due di essi, il balletto della prima serata e lo spettacolo di ieri, non proprio in linea con la tradizione pompeiana. Uno spettacolo può piacere o non piacere, ma è giusto dare spazio alle novità. Roberto Andò in questo merita un applauso.

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