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In una Campania ancora sofferente a causa dello smaltimento illegale dei rifiuti prosegue senza sosta la repressione del fenomeno grazie all’azione delle forze dell’ordine e della magistratura che oggi hanno messo a segno due importanti risultati. I carabinieri del Noe hanno sgominato un’associazione a delinquere arrestando dodici persone mentre la Guardia di Finanza ha notificato prima la restituzione e poi ha contestualmente sequestrato nuovamente gli stessi beni per oltre 200 milioni di euro, che erano stati già tolti a una famiglia di imprenditori di Acerra, in provincia di Napoli, già noti per le loro vicende giudiziarie.

I militari dell’arma, coordinati dalla Dda partenopea, hanno fatto luce su un vero e proprio business grazie al quale sono state smaltite illecitamente oltre mille tonnellate di rifiuti speciali provenienti da aziende private che, grazie ad accordi corruttivi, conferivano e facevano sparire quella tipologia di materiale in un impianto pubblico, lo stir di Tufino, nel Napoletano, dove quello scarto neppure si doveva avvicinare. Gli arresti sono stati notificati in quattro delle cinque province della regione, a esclusione del Casertano: c’era chi teneva i contatti con gli imprenditori interessati all’affare; c’erano i dipendenti infedeli della Sapna (società della città metropolitana di Napoli che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani), che in cambio di mazzette facevano passare e trattavano i carichi. C’era anche chi faceva in modo che l’accesso degli autocompattatori, senza geo localizzazione, non lasciassero traccia e anche chi sapeva e non parlava. Alcuni indagati, inoltre, rubavano dall’impianto costose bobine di ferro, del valore di 20mila euro ciascuna.

Ai fratelli imprenditori i finanzieri Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli hanno notificato un decreto di sequestro grazie al quale sono stati apposti i sigilli a 8 società, 72 autoveicoli, 75 rapporti finanziari, 224 immobili, 75 terreni, 3 imbarcazioni e 2 elicotteri, per un valore complessivo stimato di 201.476.743 euro. Nel provvedimento – emesso dal tribunale di Napoli (presidente Teresa Areniello) su richiesta del procuratore Nicola Gratteri e del coordinatore della Dda Rosa Volpe – il giudice sottolinea non solo la pericolosità sociale degli imprenditori di Acerra ma anche la loro “concreta e grave capacità criminale”.

I soggetti coinvolti, spiega il giudice, “hanno avviato le loro attività e hanno prosperato in un settore imprenditoriale tradizionalmente riservato alla criminalità organizzata, prescindendo da essa” e “agendo in concorrenza”, “operando in maniera assai spregiudicata, certamente avvantaggiati anche dal ruolo istituzionale ricoperto da uno di essi che, sebbene esponente delle forze dell’ordine, risulta essere uno degli organizzatori dell’associazione tesa al traffico di rifiuti che si avvaleva per i suoi scopi dell’attività imprenditoriale dei fratelli”.

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