Certified technician developing artificial intelligence neural networks nodes modeled after human brain. Experienced worker setting up AI machine learning accurately making predictions using data

I lavoratori sono ansiosi per l’emergere di soluzioni professionali che sfruttano l’intelligenza artificiale. Lo afferma un nuovo studio di LinkedIn, condotto su quasi 30 mila dipendenti di aziende di vario tipo. In 18 paesi tra cui l’Italia, quasi la metà dei lavoratori non conosce abbastanza gli sviluppi dell’IA in campo professionale, ma finge di esserne informato. Il 49% dei rispondenti infatti si dice preoccupato di dover saperne di più sull’intelligenza artificiale di quanto mostrato dai colleghi. E questo, per gli intervistati, è motivo di frustrazione e preoccupazione per il futuro. Poco meno del 40% afferma di sentirsi sopraffatto dall’incapacità di tenere il passo con gli sviluppi dell’IA mentre il 56% di non sapere come utilizzare l’intelligenza artificiale sul lavoro. Linkedin parla allora di “ansia da IA”, come di un fenomeno da non sottovalutare nei prossimi mesi.

 

Uno studio condotto a inizio anno da Goldman Sachs ha rilevato che oltre 300 milioni di posti di lavoro a livello globale potrebbero essere rimpiazzati da sistemi di intelligenza artificiale, in modo particolare quella generativa, in grado di sostituire fino a un quarto del lavoro svolto dai dipendenti in maniera automatica. In linea con tale studio, un’analisi dell’Organizzazione internazionale del lavoro, secondo cui i dipendenti amministrativi e le donne corrono il rischio maggiore dinanzi all’emergere di soluzioni di IA. Ma c’è anche chi vede dei vantaggi nell’utilizzo di piattaforme avanzate. Per Linkedin, il 45% dei lavoratori userà l’IA per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, apprendere nuove competenze (39%) e concentrarsi su attività più interessanti (44%). Il 30% afferma che più tempo libero darà modo di rafforzare le proprie reti professionali.

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