Archivi categoria: Salute & benessere

Salute e benessere, tutte le informazioni e le news per rimanere aggiornati su questo tema fondamentale da cui possiamo leggere notizie interessanti.

Record trapianti nel 2023 ma in 8mila in lista d’attesa

Record di trapianti d’organo in Italia nel 2023, con 4mila interventi effettuati e 2mila donazioni, ma non è ancora abbastanza: i pazienti in attesa di un trapianto sono oltre 8mila e troppi restano i ‘no’ alla donazione. ‘Dichiara il tuo Sì in Comune’ è dunque il messaggio al centro della ventisettesima Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti: per ricordare a tutti i cittadini che il proprio assenso alla donazione può essere dato al momento del rinnovo della carta d’identità. Un atto che è “una scelta di vita”, ha affermato il ministro della Salute Orazio Schillaci. In questo momento, ricordano ministero della Salute e Centro nazionale trapianti (Cnt), circa 6mila pazienti stanno aspettando un nuovo rene, poco meno di un migliaio un fegato, circa 700 un cuore, oltre 200 un polmone e altrettanti un pancreas. Nonostante lo scorso anno il numero delle donazioni di organi abbia superato per la prima volta quota 2mila, permettendo la realizzazione di quasi 4.500 trapianti (oltre il 15% in più del 2022), il numero degli organi che si rendono disponibili non è ancora sufficiente ad assicurare il trapianto a tutti i pazienti che ne hanno bisogno. “La ricerca nel campo dei trapianti sta andando velocissima, lo abbiamo dimostrato anche in Italia con il grande sviluppo della donazione a cuore fermo, ma l’innovazione non basta”, afferma il direttore del Cnt Giuseppe Feltrin. “La speranza di chi aspetta un organo resta legata alla scelta della donazione, eppure ancora oggi circa un terzo dei cittadini che registrano la loro volontà sceglie di negare il consenso al prelievo. Dietro queste remore, comprensibili, a volte però c’è poca conoscenza del tema. Per questo è importante informarsi per prendere una decisione consapevole: donare gli organi è una scelta sicura, che non costa nulla a chi la compie ma che salva la vita di chi ne beneficia”. Donare gli organi è” una scelta naturale, un gesto che può fare la differenza per chi oggi aspetta un trapianto. Quando rinnoviamo la carta d’identità, facciamo una scelta di vita e diciamo Sì alla donazione”, è l’invito del ministro Schillaci. Il nostro sistema trapianti, ricorda, “è all’avanguardia per la qualità delle prestazioni erogate e per la capacità di cura e assistenza, ed è già proiettato verso le principali sfide tecnologiche e organizzative”. Eppure, rileva il ministro, “senza il Sì alla donazione, anche il sistema più avanzato dal punto di vista tecnologico non potrebbe procedere al trapianto”. E ancora: “Senza quel Sì, gli sforzi dei nostri medici, infermieri e operatori sanitari, a cui rinnovo il mio ringraziamento, sarebbero vani”. Proprio per incentivare le donazioni, è ai nastri di partenza una grande campagna di sensibilizzazione: sarà attuata negli Uffici anagrafe ed è promossa dal ministero della Salute e dal Cnt. Entro aprile, verranno inviati a circa 900 uffici anagrafe dei 500 comuni più popolosi d’Italia dei nuovi allestimenti informativi (roll-up, manifesti e locandine) grazie ai quali i cittadini in attesa di rinnovare il documento d’identità potranno ricevere informazioni verificate sulla donazione, in modo da compiere una scelta consapevole quando arriva il proprio turno allo sportello. L’iniziativa proseguirà anche nei mesi seguenti ed entro la fine dell’anno saranno 1.500 le sedi anagrafiche e oltre 1.100 i comuni raggiunti, con una copertura territoriale di quasi 40 milioni di cittadini residenti. Ministero e Cnt ricordano che oltre al momento del rinnovo della carta d’identità, si può dichiarare il proprio Sì alla donazione anche iscrivendosi all’Aido, oppure presso gli appositi sportelli delle Asl, e infine anche solo scrivendo la propria volontà su un foglio di carta semplice datato e firmato da portare con sé. Rispetto ai numeri delle donazioni nel 2023, tra le città con oltre 100mila abitanti primeggia per il terzo anno consecutivo Trento, con una percentuale di consensi del 78,1%. Seguono Verona e Sassari. In calo invece le 4 città maggiori: Milano è 24ma (era 16ma), Torino passa dal 29mo al 31mo posto e Roma dal 32mo al 33mo

TSMC Segna Record in Borsa: Accordo Storico con gli USA per Impianto in Arizona

Il gigante mondiale dei chip, TSMC, ha fatto registrare un notevole balzo in Borsa, raggiungendo i massimi storici con un aumento del 4,09% a 815 TWD alla Borsa di Taipei (+1,51%). Questo incremento è avvenuto subito dopo l’annuncio dell’accordo tra l’amministrazione degli Stati Uniti e TSMC, riguardante un finanziamento di 11,6 miliardi di dollari per la costruzione di un terzo impianto in Arizona, a Phoenix.

L’accordo prevede un sostegno finanziario di 6,6 miliardi di dollari in sovvenzioni e fino a 5 miliardi di dollari in prestiti, mirati a incrementare la produzione di tecnologia critica, che diventa sempre più cruciale nell’attuale panorama tecnologico globale.

Le due strutture già programmate dovrebbero iniziare la produzione nel 2025 e nel 2028, fornendo un importante impulso all’industria manifatturiera e tecnologica degli Stati Uniti.

Il pacchetto finanziario non solo stimolerà l’economia statunitense, ma supporterà anche gli investimenti complessivi di TSMC, che ammontano a oltre 65 miliardi di dollari nei tre impianti. Questa mossa consolida ulteriormente la posizione di TSMC come il principale produttore di chip a contratto al mondo, fornendo componenti vitali per aziende di spicco come Apple e Nvidia.

Da notare che nei giorni precedenti, dopo il forte terremoto che ha colpito Taiwan, TSMC ha temporaneamente sospeso la produzione per alcune ore come misura precauzionale, dimostrando la sua rilevanza nel panorama globale e la necessità di proteggere le sue operazioni in situazioni critiche.

L’accordo tra TSMC e gli Stati Uniti non solo segna un importante passo avanti nella cooperazione tra le due potenze economiche, ma offre anche opportunità significative per l’innovazione tecnologica e lo sviluppo economico su scala globale.

Allerta Dengue: La Zanzara Tigre minaccia anche Milano

Dopo che un uomo a Busto Arsizio ha contratto la dengue nelle settimane precedenti, ora anche i milanesi sono chiamati ad essere vigili, poiché si prevede che entro la fine del mese le zanzare tigre potrebbero iniziare a circolare anche nella città. Sara Epis, professore associato in parassitologia presso l’Università degli Studi di Milano, offre un quadro della situazione, sottolineando l’importanza di ridurre tempestivamente il numero di zanzare che potrebbero trasmettere virus.

La zanzara tigre, non da confondere con il felino ma piuttosto con l’insetto, è già presente in Italia, e questa situazione richiede una risposta tempestiva e attenta. Dato che i residenti di Busto Arsizio hanno già avuto a che fare con la dengue, la preoccupazione si estende ora anche a Milano e alle città circostanti.

La dengue è una malattia virale trasmessa dalle zanzare, con sintomi che includono febbre alta, mal di testa, dolori muscolari e articolari, eruzione cutanea e altri sintomi simili all’influenza. In alcuni casi può progredire verso forme più gravi, con complicazioni potenzialmente letali.

La prevenzione è fondamentale per proteggere la salute pubblica e ridurre il rischio di diffusione della malattia. Ciò include l’eliminazione dei potenziali luoghi di nidificazione delle zanzare, come i recipienti d’acqua stagnante, l’uso di repellenti per zanzare e l’installazione di zanzariere nelle abitazioni.

Le autorità locali devono essere pronte a fornire informazioni e risorse per aiutare i residenti a proteggersi dalla dengue e dalla minaccia delle zanzare tigre. È importante anche sensibilizzare la popolazione sull’importanza della collaborazione di tutti nel combattere la diffusione delle zanzare e prevenire la trasmissione della malattia.

Con la cooperazione e l’impegno di tutti, è possibile limitare la diffusione della dengue e proteggere la salute di comunità come Milano e altre città italiane dalle conseguenze di questa malattia debilitante.

Farmacia 3.0, il 26 marzo al Monaldi si inaugura la farmacia robotizzata

Martedì 26 Marzo, alle ore 10:15, all’Ospedale Monaldi, sarà inaugurata una innovativa tecnologia presso la Farmacia ospedaliera.

Il progetto Farmacia 3.0 prevede un magazzino farmaceutico completamente robotizzato che dialoga in via telematica con gli armadi “smart” collocati presso i reparti.

Questo consente che il controllo delle scadenze e i rifornimenti siano gestiti informaticamente, al fine della migliore efficienza della spesa, riduzione delle scorte e maggiore sicurezza per la somministrazione al paziente.

Un sistema completamente integrato con la cartella clinica informatizzata e con la piattaforma amministrativa per gli acquisti e la contabilizzazione.

Saranno presenti, tra gli altri, il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino e l’Assessore al Bilancio della Regione Campania, Ettore Cinque.

Prime linee guida per Long Covid, riguardano il 6% dei pazienti

Dagli aspetti pneumologici ai problemi cardiovascolari alle sindromi metaboliche, fino alle malattie neuro-psichiatriche: sono solo alcuni dei sintomi di pazienti affetti dalla ‘Pasc’, o Long Covid, le “sequele post acute” dell’infezione da SarsCov2, che l’Oms stima attorno al 6% tra coloro che hanno contratto l’infezione. Si tratta, si legge in una nota, di una “nuova emergenza di sanità pubblica” su cui a oggi in Italia siamo ancora poco attrezzati. Ad avanzare una prima proposta concreta per la presa in carico di pazienti affetti dal Long-Covid è l’eBook dal titolo “Linee guida per il follow-up delle sequele da Covid-19”, curato da Claudio Lucifora e pubblicato dalla casa editrice Vita e Pensiero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione della Giornata Nazionale in memoria delle vittime del Covid, che si celebra oggi. “Nel maggio 2023, l’Oms ha dichiarato ufficialmente conclusa l’emergenza pandemica del Covid19”, osserva Claudio Lucifora, direttore del Centro di ricerca sul Lavoro ‘Carlo Dell’Aringa’ (Crilda) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatore del progetto Pascnet, i cui risultati della prima fase sono raccolti proprio nell’eBook. “Le statistiche raccolte dall’Oms ci ricordano che dall’inizio della pandemia ci sono stati, in tutto il mondo, oltre 765.222.932 casi di contagio, con quasi sette milioni di morti. Nella sola Lombardia, i contagi sono stati oltre 4 milioni con quasi 50mila decessi. Sebbene, per il momento, possiamo considerare vinta la sfida pandemica del Covid19, ancora molte persone, anche a distanza di anni dal contagio, convivono con gli effetti debilitanti del Long-Covid o, come meglio definito nella letteratura medica, la Pasc”. Combattere il Long Covid è appunto l’obiettivo del progetto Pascnet, che ha l’obiettivo di elaborare le linee guida, per il follow-up di pazienti affetti da sintomi. Nell’iniziativa sono coinvolte le agenzie di tutela della salute, le aziende socio-sanitarie territoriali e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, e una rappresentanza dei medici di medicina generale. “La scommessa – conclude Lucifora – è che le linee guida possano essere di supporto alla pratica clinica, contribuire a ottimizzare la presa in carico dei pazienti affetti dalle sequele post-acute dell’infezione da Covid, ma soprattutto offrire delle prospettive di guarigione e migliorare la loro salute”.

Sviluppato un test del sangue per diagnosi del tumore al colon

Sviluppato un test del sangue per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto nelle persone a rischio medio e non sintomatiche, in grado di rilevare correttamente il tumore nell’83% dei casi. È il risultato di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. “Un passo promettente verso lo sviluppo di strumenti più comodi per rilevare precocemente il cancro del colon-retto quando è più facilmente trattabile”, dichiara l’autore William Grady, gastroenterologo del Fred Hutchinson Cancer Center. “Il test potrebbe offrire un’alternativa per i pazienti che potrebbero rifiutare le opzioni di screening attuali”. I risultati provengono dallo studio clinico multicentrico Eclipse che ha coinvolto quasi 8.000 persone dai 45 agli 84 anni condotto e finanziato da Guardant Health. La ricerca ha confrontato il test del sangue Shield di Guardant con la colonscopia, attualmente il gold standard per lo screening del cancro del colon-retto. Il test Shield rileva la presenza del cancro del tumore dal Dna che viene rilasciato dai tumori nel sangue, chiamato Dna tumorale circolante (ctDNA). Nello studio delle 7.861 persone incluse, l’83,1% dei partecipanti con cancro del colon-retto confermato da colonscopia ha avuto un test del sangue positivo per il ctDNA. Il test è stato più sensibile per i tumori del colon-retto, inclusi i tumori in fase precoce, ed è stato meno sensibile per lesioni precancerose avanzate, che possono trasformarsi in cancro nel tempo. È emerso che la sensibilità del test del sangue per il cancro del colon-retto è simile ai test basati sulle feci e inferiore a quella della colonscopia. “Il cancro del colon-retto è comune e prevenibile con lo screening, ma solo circa il 50-60 per cento delle persone idonee effettuano questi test”, rileva Grady. Sebbene i tassi di mortalità negli anziani siano diminuiti, i tassi tra le persone più giovani sotto i 55 anni sono aumentati di circa l’1% l’anno. Le linee guida attuali consigliano che le persone a rischio medio di cancro del colon-retto inizino lo screening regolare all’età di 45 anni. “Continuiamo a vedere persone giovani con il cancro del colon-retto, divenuto il terzo cancro più comune per le persone sotto i 50 anni”, spiega Grady. “Avere un test basato su un prelievo potrebbe essere un’opportunità per aiutare più persone a sottoporsi a screening”.

Assumere vitamina D e calcio riduce la mortalità per tumori

In menopausa l’integrazione con calcio e vitamina D a lungo termine si associa con un aumento di mortalità per cause cardiovascolari ma minor rischio di morte per tumori: lo rivela uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine. Si tratta del più grande studio clinico sull’integrazione di Calcio e vitamina D, completato dal Women’s Health Initiative (WHI). L’analisi è stata condotta dai ricercatori dell’Università dell’Arizona confrontando l’integrazione di Calcio e vitamina D rispetto al placebo per valutare gli esiti sanitari a lungo termine tra le donne in menopausa. I ricercatori hanno studiato l’incidenza di cancro, mortalità specifica per malattia e per tutte le cause, malattie cardiovascolari e frattura dell’anca. Gli esperti hanno scoperto che le donne che assumevano gli integratori avevano un rischio inferiore del 7% di morire di cancro nel corso di circa 22 anni rispetto a coloro che prendevano il placebo. Tuttavia, c’era anche un rischio del 6% più alto di morire per malattie cardiovascolari tra coloro che prendevano gli integratori. Lo studio non ha riscontrato alcun effetto complessivo significativo su altri aspetti della salute, inclusa la mortalità per tutte le cause.

Disturbi alimentari già a 7 anni,l’onda lunga post Covid

I disturbi del comportamento alimentare (Dca), dall’anoressia alla bulimia, colpiscono sempre prima, tanto che nei centri si segnalano casi di esordio addirittura a 6-7 anni. Un disagio profondo e complesso quello che porta ai Dca, le cui cause sono sia sociali sia legate al vissuto personale. E se con la pandemia si è assistito ad una esplosione di queste patologie, il numero dei casi resta tuttora alto e si è ancora lontani dai livelli pre-Covid. Un’onda ‘lunga’ che gli esperti – a pochi giorni dalla Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro questo tipo di disturbi, che si celebra il 15 marzo – paragonano a quella del long-Covid, mentre forte è la richiesta di maggiore assistenza sul territorio. “Così come si sta avendo un fenomeno di long Covid – afferma all’ANSA Valeria Zanna, responsabile dell’Unità Operativa Anoressia e Disturbi Alimentari dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – allo stesso modo possiamo dire che anche sul piano psico-patologico i ragazzi non siano tornati ad una normalità pre-Covid ed i casi di Dca segnano un trend che, sia pure in flessione rispetto agli anni della pandemia, è ancora lontano dai livelli del 2019 pre-pandemia”. Ad allarmare, rileva, “è anche l’abbassamento dell’età di esordio dei sintomi a 11-13 anni, con casi però che si registrano già a 6-7 anni e che sono in crescita. Nei più piccoli osserviamo un particolare disturbo, definito Arfid: i bambini non mangiano, ma non hanno l’angoscia di ingrassare tipica dell’anoressia”. Tra le cause dei Dca tra bambini e ragazzi, spiega l’esperta, situazioni di ansia, stress, pressioni sociali e modelli sbagliati che arrivano dai social. Il Covid “è stato un acceleratore, ma più in generale emerge un malessere dovuto a vari fattori: le bambine ad esempio, arrivano al menarca sempre prima, anche per le mutate abitudini alimentari, e questo significa che si trovano rapidamente dentro dei corpi adulti sentendosi però ancora ‘piccole’. Ciò, in soggetti predisposti e più fragili, può portare ad un profondo disagio che si manifesta con i disturbi dell’alimentazione”. Altro elemento è la sempre maggiore influenza dei social, “con modelli ideali che spesso istigano all’anoressia. Alla base c’è una forte insicurezza e l’insoddisfazione rispetto al proprio corpo”. Ed i dati parlano chiaro: “Nell’ultimo anno solo nel nostro Ospedale sono stati oltre 100 i ricoveri per Dca gravi, mentre in Day hospital – afferma Zanna – seguiamo oltre 250 ragazzi l’anno, ma la domanda è molto più alta”. In questa situazione, avverte, “la priorità è garantire centri di cura diurni e i Day Hospital, perchè la soluzione non possono essere le residenze dal momento che la cura è importante che si integri nella vita quotidiana e ‘normale’ del ragazzo o della ragazza”. Ma i centri specializzati sul territorio, sottolinea, “non sono ancora sufficienti, soprattutto al Sud”, e l’attesa media per essere presi in carico dal Servizio sanitario nazionale è dai 3 ai 6 mesi. Attualmente, secondo dati Iss, sono 126 i centri dedicati ai Dca, di cui 112 pubblici e 14 di privati accreditati e la metà, ovvero 63, si trova al Nord. Quanto ai fondi, il governo ha stanziato 10 milioni di euro per il 2024 per i centri ed i percorsi di cura. Una cifra giudicata però insufficiente da esperti ed associazioni di pazienti. I Dca affliggono oltre 55 milioni di persone nel mondo e 3 milioni in Italia: l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi. La Giornata del Fiocchetto Lilla è stata promossa nel 2012 dall’Associazione ‘Mi Nutro di Vita’. L’iniziativa parte da un padre, Stefano Tavilla, che ha perso la figlia Giulia a soli 17 anni per bulimia (in lista d’attesa per ricovero in una struttura) e ricorre il 15 marzo, proprio nel giorno della sua scomparsa. Nel 2018, la Giornata è stata sancita dalla Presidenza del Consiglio e il 15 marzo è riconosciuto istituzionalmente come Giornata nazionale contro i Dca. Tante le iniziative in programma per l’edizione 2024: convegni, monumenti illuminati di lilla e visite gratuite. Come nel caso dei centri della rete Food For Mind, presente a Cagliari e in altre 19 città, che per tutto marzo aprono le porte permettendo ai cittadini di accedere gratuitamente ad una diagnosi corretta.

Talassemia, più di 500 i pazienti campani affetti

Sono oltre 500 i campani affetti da talassemia, un deficit geneticamente determinato dell’emoglobina che comporta un deficit di ossigenazione del sangue.. Stando ai soli dati trasmessi dall’Azienda Ospedaliera Cardarelli, dall’Aou (Azienda ospedaliero universitaria) Vanvitelli, a quelli dall’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno e dall’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, sono stati rilevati 495 casi di persone affette da talassemia.

Di questi, 295 soffrono di una forma della patologia che li costringe ad essere trasfusione dipendenti (53 in età pediatrica e i restanti 242 adulti) ma in Campania sono 450 i trasfusi-dipendenti su settemila su base nazionale, 704 è il totale dei pazienti pugliesi affetti da talassemia: 536 trasfusione dipendenti, 60 con un’intermedia dipendenza da trasfusione e 108 che non necessitano di questo tipo di approccio. In Puglia Brindisi risulta essere la città che, secondo i dati comunicati dal Centro di Microcitemia dell’U.O. di Ematologia dell’Ospedale Perrino, registra il maggior numero di casi, con 124 persone affette da talassemia, di cui 78 trasfusione dipendenti, 23 con un’intermedia dipendenza da trasfusione e i restanti 23 esenti da questa pratica.

La beta-talassemia è come detto una malattia del sangue di tipo ereditaria, che comporta bassi livelli di emoglobina e quindi una scarsa ossigenazione dei tessuti, degli organi e dei muscoli con conseguente stato di stanchezza e limitata crescita. In Italia vivono circa 7.000 persone con questa patologia di cui ben il 73% è dipendente da periodiche trasfusioni di sangue.

Ad accendere i fari sui malati talassemici di Napoli e di tutto il Sud Italia è FITHAD, Fondazione Italiana “Leonardo Giambrone” per la guarigione dalla Thalassemia Onlus, un ente No-Profit per la ricerca e cura della Thalassemia e Drepanocitosi. L’obiettivo è aprire una breccia su un mondo poco conosciuto, solo immaginato e sicuramente vissuto con notevoli pesi e disagi nella quotidianità da centinaia di pazienti e dalle loro famiglie. Di questo e di altro si parlerà in un incontro aperto al pubblico e a tutti i cittadini interessati il 5 marzo presso l’Hotel Royal Continental (a partire dalle ore 15) in cui pazienti e loro familiari parleranno dell’impatto delle trasfusioni sulla qualità di vita di chi soffre di Beta Talassemia e di chi gli sta accanto. L’incontro – denominato BConfident, realizzato con il contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb, intende dunque mettere sotto la lente gli aspetti psicologici e quelli relativi alla qualità di vita di chi è affetto da talassemia, sfatando i falsi miti sui trattamenti oggi a disposizione che non eliminano la dipendenza dalle trasfusioni con l’obiettivo di supportare i malati in una quotidianità dettata dalle terapie e trasfusioni necessarie per trattare una malattia cronica che accompagna il paziente dall’infanzia. Fari puntati sul valore del tempo nella beta talassemia con l’intento di creare occasioni di confronto costruttivo e positivo tra gli attori coinvolti nel percorso di cura per questa patologia. L’ascolto reciproco sarà il filo conduttore che consentirà ai pazienti di raccontare la propria realtà, le storie, le attese e le speranze, il valore del tempo sottratto loro dalle terapie alla vita in famiglia e nelle relazioni tra pari e tra amici, compagni, coniugi, figli, così da definire l’impatto sulla propria qualità di vita, ma allo stesso tempo affrontare e sfatare i falsi miti e le perplessità riguardo alle opzioni terapeutiche oggi a disposizione dei pazienti. Nel corso degli anni i progressi scientifici hanno realizzato cure sempre più efficaci e in grado di ridurre il carico delle trasfusioni, riducendo la fatica e il peso dell’anemia e al contempo liberando tempo traducendosi in una miglior qualità della vita dal punto di vista psicologico, emotivo e sociale per pazienti e caregiver. L’incontro vedrà la partecipazione, oltre che della associazione pazienti FITHAD – Fondazione Italiana “Leonardo Giambrone” per la guarigione dalla Thalassemia Onlus, anche di uno psicologo, dei clinici che quotidianamente si interfacciano con la malattia, ma i protagonisti indiscussi saranno proprio i pazienti. L’obiettivoè dibattere e confrontarsi attorno a un tema così impattante nel Sud Italia, discutere su come gestire il quotidiano e affrontare il carico delle trasfusioni e individuare le principali tematiche legate alla patologia e ai suoi trattamenti. L’incontro sarà fruibile anche in streaming. Per partecipare e avere maggiori informazioni è disponibile il seguente link: bconfident.it/napoli. Obiettivo finale del progetto condividere i bisogni insoddisfatti del paziente affetto da beta-talassemia e dipendente dalle trasfusioni e il conseguente impatto che le trasfusioni hanno sulla sua qualità della vita, dando luogo ad una comunicazione attiva tra clinici, pazienti e loro associazioni al fine di sfatare i falsi miti sui trattamenti attualmente a disposizione, raccogliere le esperienze sia del medico che del paziente, analizzare le implicazioni psicologiche della malattia, fornendo materiale conoscitivo, ascoltare attivamente il contributo delle associazioni pazienti.