Archivi categoria: Cyber & scienza

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Scoperto il più grande rettile marino, un ittiosauro di 25 metri

Scoperto quello che potrebbe essere il più grande rettile marino conosciuto finora: si tratta di una nuova specie di ittiosauro risalente a 202 milioni di anni fa, che secondo le stime dei paleontologi poteva arrivare a 25 metri di lunghezza, il doppio di un autobus. Frammenti della sua gigantesca mascella, lunga oltre due metri, sono stati recuperati da un’adolescente a caccia di fossili con il padre su una spiaggia del Somerset, nel Regno Unito. Lo studio è pubblicato sulla rivista Plos One da un team internazionale di esperti, guidato dall’Università di Manchester, a cui ha preso parte anche il paleontologo italiano Marcello Perillo all’Università di Bonn. Le sue analisi sulla struttura interna dell’osso confermano l’appartenenza al gruppo degli ittiosauri e rivela che l’animale era ancora in fase di crescita al momento della morte. La mascella ritrovata è simile per forma e dimensioni a un altro osso ritrovato pochi anni fa nella stessa formazione rocciosa a pochi chilometri di distanza. I paleontologi guidati da Dean Lomax ritengono che entrambi i reperti appartengano a una nuova specie di ittiosauro vissuta alla fine del Triassico che è stata denominata Ichthyotitan severnensis. Gli ittiosauri erano grandi rettili marini dall’aspetto simile a quello dei moderni delfini. I primi sono comparsi circa 250 milioni di anni fa, all’inizio del Triassico. Nel giro di pochi milioni di anni, alcune specie si sono evolute raggiungendo almeno i 15 metri di lunghezza. Alla fine del Triassico, circa 200 milioni di anni fa, erano già comparse le specie più grandi come Ichthyotitan severnensis, ma il loro regno è durato poco: la loro scomparsa, avvenuta durante l’estinzione di massa del Triassico-Giurassico, ha lasciato il posto agli ittiosauri più piccoli.

L’Eclissi Solare Arresta il Nord America, Occhi al Cielo

In un’imponente coreografia cosmica, l’eclissi solare ha rapito l’attenzione del Nord America, catturando lo sguardo e l’immaginazione di milioni di persone lungo tutto il continente. È stato uno spettacolo senza precedenti, un evento astronomico che ha fermato il tempo e ha invitato tutti a sollevare lo sguardo verso il cielo.

L’eclissi solare, la prima del secolo a attraversare Messico, Stati Uniti e Canada, ha creato un’ondata di eccitazione e anticipazione tra gli abitanti del Nord America. Dalle coste sabbiose del Messico alle vette innevate del Canada, la gente si è radunata in massa per assistere a questo fenomeno celeste unico.

Le celebrazioni sono state diffuse e variegate: eventi speciali, scuole chiuse, stadi affollati, hotel pieni e matrimoni di massa hanno caratterizzato la giornata. Negli Stati Uniti soltanto, si stima che oltre 200 milioni di spettatori abbiano seguito l’eclissi, trasformando la regione in un’unica vasta arena di meraviglia celeste.

Ma l’eclissi non ha coinvolto solo il Nord America; è diventato un fenomeno globale, con miliardi di persone in tutto il mondo che si sono uniti virtualmente per osservare questo spettacolo astronomico tramite la televisione e il web. Dall’Italia, molte persone hanno seguito l’evento attraverso le diverse dirette streaming, immergendosi nell’atmosfera dell’evento che ha coinvolto tutto il continente nordamericano.

Questa eclissi solare non è stata solo un evento da ammirare, ma anche un’opportunità per la ricerca scientifica. La sua concomitanza con il periodo di massima attività solare ha offerto agli scienziati un’occasione unica per studiare l’atmosfera solare e le sue implicazioni sulla Terra.

L’eclissi di oggi rimarrà impressa nella memoria di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di assistervi. È stato un momento di connessione con l’universo, un momento in cui ci siamo uniti nel contemplare la grandezza e la bellezza del cosmo. E mentre il tempo riprende il suo corso normale e l’eclissi si dissolve nella memoria, resta un ricordo indelebile di una giornata in cui il cielo ha parlato e il mondo ha ascoltato.

La Scienza al Centro dello Stato: Presentato il Manifesto della Scienza dall’Italian Scientists Association

Nella giornata di ieri, Venerdì 5 aprile 2024, la Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind a Roma è stata il palcoscenico dell’evento “La Scienza al centro dello Stato”, promosso dalla Italian Scientists Association (ISA). Questo importante incontro ha riunito oltre 500 tra Top Scientists 2% e professori universitari, offrendo un’occasione unica per presentare alle Istituzioni e ai decisori politici il “Manifesto della Scienza”.

L’ISA, associazione che svolge un ruolo fondamentale nel promuovere la ricerca scientifica e l’innovazione in Italia, ha elaborato il “Manifesto della Scienza” in risposta alle sfide e ai temi di grande interesse che caratterizzano il nostro tempo. Questo documento, frutto di una raccolta aperta di idee da parte dei soci ISA, affronta questioni cruciali riguardanti la fiducia nella scienza e la sua capacità di contribuire alla risoluzione dei problemi della società contemporanea.

Moderato dalla giornalista Monica Maggioni, l’evento si è articolato in due sessioni. Nella prima sessione, sono intervenuti il Presidente dell’ISA e Presidente dell’ANVUR, il Prof. Antonio Felice Uricchio, e il noto divulgatore scientifico e giornalista Alberto Angela. La sessione è stata conclusa dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a cui è stato consegnato il “Manifesto della Scienza” come segno di impegno per promuovere la ricerca scientifica nel Paese.

Nella seconda sessione, sono stati protagonisti il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il Ministro della Salute Orazio Schillaci, il Presidente Uricchio e la Top Scientist Maria Irene Bellini. Quest’ultima è stata insignita nel 2022 del prestigioso premio riservato alle 40 migliori chirurghe under 40 a livello mondiale dall’Association of Women Surgeons (AWS).

Il “Manifesto della Scienza” parte dalla premessa che negli ultimi anni si è diffuso un senso di sfiducia verso la scienza e la sua capacità di fornire risposte concrete ai problemi della società. È quindi essenziale ribadire il ruolo fondamentale degli scienziati nel contribuire alla risoluzione delle sfide contemporanee e riaffermare l’importanza del metodo scientifico nell’analizzare e affrontare le questioni complesse della nostra epoca.

Il documento sottolinea l’importanza di potenziare la struttura tecnico-scientifica d’indirizzo all’interno dei sistemi politici decisionali, affinché possano essere adottate soluzioni basate su evidenze scientifiche e verificabili. In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti e sfide globali, la scienza deve giocare un ruolo centrale nel guidare le decisioni politiche e promuovere il benessere della società nel suo complesso.

Il Cyber Innovation Network: Una Nuova Frontiera per le Startup Hi-Tech

È con grande entusiasmo che si annuncia la prima uscita del Cyber Innovation Network, un progetto ambizioso ideato dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Questa iniziativa, che ha ricevuto il sostegno finanziario pubblico e il coinvolgimento di incubatori selezionati, mira a favorire la nascita e lo sviluppo di 28 startup nel settore della cybersicurezza.

Il Cyber Innovation Network rappresenta un’importante svolta nel panorama dell’innovazione tecnologica in Italia. Attraverso la collaborazione tra piccole imprese, istituzioni e ricerca scientifica, il progetto mira a creare una rete solida e dinamica che possa stimolare la crescita e lo sviluppo del settore della cybersicurezza nel nostro Paese.

L’iniziativa è stata presentata durante un incontro presso la sede della presidenza del Consiglio a Roma, denominato “Opportunità e sfide per le startup e le PMI italiane”. Questo primo check ha permesso di valutare i progressi finora compiuti e di tracciare le prospettive future del progetto.

Il Cyber Innovation Network si propone di superare le barriere e le incomprensioni che spesso hanno frenato lo sviluppo delle startup hi-tech in Italia. Grazie alla collaborazione tra settore privato, istituzioni pubbliche e mondo accademico, si crea un ecosistema favorevole alla crescita e all’innovazione, dove le idee possono essere trasformate in progetti concreti e sostenibili.

L’obiettivo del Cyber Innovation Network è quello di promuovere la creazione di soluzioni innovative nel campo della cybersicurezza, fornendo supporto finanziario, tecnico e strategico alle startup che operano in questo settore. Attraverso l’incubazione e l’accelerazione delle imprese emergenti, si mira a favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e a promuovere la competitività del sistema economico italiano a livello internazionale.

In conclusione, il Cyber Innovation Network rappresenta una grande opportunità per l’Italia di emergere come leader nel settore della cybersicurezza. Grazie alla collaborazione e al sostegno di tutti gli attori coinvolti, siamo fiduciosi che questo progetto possa contribuire in modo significativo allo sviluppo e alla prosperità del nostro Paese.

Poste Air Cargo firma un accordo di lungo termine con Atitech

Atitech e Poste Air Cargo, la compagnia aerea cargo italiana del Gruppo Poste Italiane, hanno firmato un accordo per i prossimi 30 mesi per la manutenzione dell’intera flotta di B737-400 cargo operata dalla compagnia aerea. 

«È il consolidamento di una partnership decennale – ha commentato Gianni Lettieri, presidente e amministratore delegato di Atitech –, siamo pronti a supportare Poste Air Cargo nel loro piano di rinnovamento della flotta».

La collaborazione tra le due società è iniziata più di dieci anni fa. Sulla flotta di Poste, Atitech ha completato con successo più di 30 eventi manutentivi pesanti (check C, revisioni, modifiche e interventi in AOG) negli ultimi due anni ed è in grado di realizzare qualsiasi tipo di intervento sul B737NG Freighter, effettuando anche la conversione “passenger to freighter” negli hangar di Napoli Capodichino. Atitech è in grado di supportare tutti i tipi di aeromobili Boeing, sia di corto raggio (B737 CL, NG e MAX, compresi MD80 e MD90) che di lungo raggio (B747, B767, B777, MD11), incluso il B787 di ultima generazione.

Ripresa per la prima volta un’orca che uccide squalo bianco

Un gruppo internazionale di ricerca a seguito di una spedizione del Centro Studi Squali – Istituto scientifico di Massa Marittima, per la prima volta al mondo ha osservato, filmato e documentato l’uccisione e la predazione di un grande squalo bianco da parte di un’orca, nelle acque di Mossel Bay, in Sudafrica. I risultati delle osservazioni sono stati pubblicati oggi sull’African Journal of Marine Science. Che le orche siano in grado di cooperare tra loro per attaccare grandi prede come leoni marini foche e persino altre balene, usando vere e proprie strategie di caccia che uniscono forza a intelligenza, era noto. Ma è la prima volta che viene documentato da ricercatori un attacco nei confronti di un grande squalo bianco da parte di questi mammiferi, in particolare un esemplare di orca nota agli scienziati – che la osservano da tempo nella zona – con il nome di Starboard, a causa della sua pinna dorsale collassata. “E per la prima volta – spiega Primo Micarelli, Professore a contratto dell’ Università di Siena e Direttore del Centro Studi Squali – Istituto scientifico di Massa Marittima – abbiamo potuto documentare l’attacco di un’orca che in soli due minuti ha ucciso ed estratto il fegato, ricco di lipidi per la sua dieta, dal grande pesce predatore, passando vicino alla barca con un pezzo di fegato in bocca”. Micarelli assieme alla Coordinatrice scientifica Francesca Romana Reinero e il suo team ha effettuato le riprese e le osservazioni da bordo della motobarca attrezzata per la spedizione. “Questo avvistamento – spiega Alison Towner, del Dipartimento di Ittiologia dell’Università di Rhodes in Sudafrica – ha svelato dinamiche di caccia solitaria da parte delle orche, un comportamento difforme dalle convenzionali strategie di caccia in cooperazione conosciute nella regione. Si tratta di intuizioni rivoluzionarie sul comportamento predatorio di questa specie”. La presenza di orche cacciatrici di squali, conclude Alison Towner, “potrebbe essere collegata a dinamiche più ampie sui rapidi mutamenti dell’ecosistema locale”.

Nomi più inclusivi per i dinosauri, l’appello dei paleontologi

A 200 anni dalla prima descrizione scientifica di un dinosauro, chiamato Megalosaurus, un gruppo internazionale di paleontologi chiede di rivedere le linee guida per la scelta dei nomi da dare alle nuove specie, in modo da renderli scientificamente più rigorosi, inclusivi e rappresentativi del luogo e del modo in cui vengono scoperti i fossili. Lo riporta il sito di Nature. Per capire come è cambiata la denominazione dei dinosauri negli ultimi due secoli, il team della paleobiologa Emma Dunne dell’Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga (Germania) ha esaminato tutti i nomi (circa 1.500) che sono stati assegnati ai dinosauri dell’era mesozoica (che va da 251,9 milioni a 66 milioni di anni fa). Circa tre nomi su cento sono risultati problematici perché ispirati a personaggi controversi o perché riflettono una cultura sessista, razzista o neocoloniale. “Il problema in termini numerici è davvero insignificante, ma è significativo in termini di importanza”, afferma uno degli autori dello studio, il paleontologo Evangelos Vlachos del Museo Egidio Feruglio a Trelew, in Argentina. “Non diciamo che da domani bisogna cambiare tutto – precisa lo studioso – ma dobbiamo rivedere criticamente ciò che abbiamo fatto, capire cosa abbiamo fatto bene e cosa non abbiamo fatto bene, e cercare di correggerlo in futuro”. Una proposta per evitare di perpetuare vecchi stereotipi è quella di scegliere nomi che facciano riferimento alle caratteristiche fisiche dell’animale, in modo da facilitare anche la comunicazione verso il pubblico. Al momento la Commissione internazionale sulla nomenclatura zoologica (Iczn) è contraria all’idea di modificare in modo retroattivo i nomi delle specie e non sembra intenzionata a vietare i nomi dedicati a personaggi (eponimi), mentre prende in considerazione la possibilità di introdurre sistemi di denominazione diversi. “Una regolamentazione è certamente auspicabile, se pensiamo che in anni recenti sono stati coniati nomi improponibili come quelli dedicati a società multinazionali”, commenta Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano. “Sarebbe più opportuno legare i nomi in primis alle località del rinvenimento dei fossili e alle caratteristiche anatomiche distintive delle specie, magari facendo riferimento anche alla lingua e alla cultura delle popolazioni locali, troppo spesso dimenticate”.

Un anello con l’IA per monitorare la salute

Un dispositivo tecnologicamente avanzato ma non appariscente. Questo è il Galaxy Ring, l’anello connesso che Samsung ha mostrato in anteprima ad Ansa durante la fiera Mobile World Congress di Barcellona. Per l’occasione, Hon Pak, vice presidente di Samsung Electronics, ha fornito ulteriori dettagli sul dispositivo che l’azienda aveva anticipato a gennaio, in calce alla presentazione dei Galaxy S24. “L’idea dietro al Galaxy Ring è quella di dare a tutti la possibilità di vestire un oggetto tecnologicamente avanzato” ci dice il manager “ma dalle dimensioni ridotte, quasi nascosto e sicuramente meno ingombrante per le attività quotidiane”. Oggi, già smartphone e smartwatch permettono di monitorare tanti dati di salute ma richiedono sempre un minimo di azione da parte di chi li indossa. “Con il Ring no. La raccolta dei dati, che avviene preservando la privacy con una comunicazione protetta con il telefonino, è passiva. Mentre si ha l’anello al dito, l’app Samsung Health riceve le informazioni che possono essere incrociate con quelle degli altri dispositivi che si hanno con sé”. Il Galaxy Ring, la cui data di uscita e prezzo non sono stati ancora comunicati, arriverà in tre colori: oro, argento e nero, e nove misure. La promessa è quella di una durata lunga della batteria, e di una spinta verso le persone a prendersi più cura del proprio stato di salute psicofisico, anche grazie all’intelligenza artificiale. “L’IA sta già avendo un grande impatto sui consumatori. Tramite Galaxy AI forniremo consigli personalizzati agli utenti, cambiando il loro approccio all’healthcare. Lo faremo attraverso un lavoro condiviso anche con partner specializzati, così da convertire il dato in azioni concrete. Un passaggio necessario affinché l’innovazione tecnologica porti un reale beneficio e non sia fine a sé stessa”.

SpaceX Brucerà 100 Satelliti Starlink: Una Mossa Cruciale per il Futuro dello Spazio!” ?️? #SpaceXNews

?️? #SpaceXNews: Un importante aggiornamento dal mondo dello spazio! ? SpaceX ha annunciato piani per il futuro dei suoi satelliti Starlink.

? Circa 100 dei primi satelliti Starlink, lanciati tra il 2019 e il 2020 per portare internet globale, verranno controllatamente bruciati nell’atmosfera nei prossimi sei mesi. Questi satelliti sono ancora funzionanti ma un problema imprevisto potrebbe comprometterne il futuro.

? Per precauzione, SpaceX ha deciso di gestire la situazione in modo proattivo, distruggendo gradualmente i satelliti prima che il problema possa causare danni maggiori. Questa decisione mirata assicura che l’operazione sia controllata e sicura.

?️ Anche se è triste vederli andare, questa è una mossa necessaria per garantire la sicurezza e l’efficacia del progetto Starlink nel lungo termine. Continuate a seguire SpaceX per ulteriori aggiornamenti sul futuro dello spazio e della connettività globale!

#SpaceX #Starlink #Innovazione #EsplorazioneSpaziale #InternetGlobale #FutureTech ??

‘Carne dal legno’, progetto biotech per un’economia sostenibile

Sviluppare un processo biotecnologico innovativo che consenta di convertire materiali di scarto come la lignina e la crusca di frumento in prodotti ad alto valore aggiunto come gli amminoacidi: è l’obiettivo del progetto ‘Meat from wood’, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del bando Prin 2022, guidato da Marco Vanoni dell’Università di Milano-Bicocca e condotto in collaborazione con un’unità di ricerca guidata da Elena Rosini nel laboratorio The Protein Factory 2.0 dell’Università dell’Insubria. Le basi di partenza della ricerca sono due sottoprodotti disponibili a poco prezzo e in grandi quantità in Italia: la lignina, che nell’industria cartaria è poco utilizzata e viene regolarmente bruciata, e la crusca di frumento. Affinché queste biomasse possano essere utilizzate in modo efficiente, è necessaria la loro scomposizione (depolimerizzazione) e la successiva conversione in composti selezionati. ‘Meat from wood’ si propone di sviluppare un processo biotech innovativo per la conversione sostenibile della vanillina derivata dalla lignina o dalla crusca di frumento in amminoacidi, i componenti base delle proteine, sostanze biochimiche attraenti e promettenti con un mercato in costante aumento. “Il progetto – spiegano Rosini e Vanoni – intende produrre cellule batteriche che esprimono tutte le attività enzimatiche richieste per la sintesi di amminoacidi, fornendo così un nuovo approccio sostenibile alla valorizzazione di queste biomasse. Infatti, la disponibilità di una serie di attività enzimatiche organizzate in nuove vie metaboliche, progettate ad hoc per la sintesi di specifiche molecole, accelererà lo sviluppo di ulteriori processi biocatalitici sintetici innovativi a partire da abbondanti risorse rinnovabili verso una bioeconomia sostenibile”.